Cerca
  • Francesca Bruni

Il viaggio è appena cominciato

Ho cominciato a studiare recitazione quando ero molto giovane e non sono mai stata una ragazzina estroversa e sicura di sé.

Ho sempre dubitato delle mie capacità e ho sempre fatto fatica ad accettare un complimento, anche se sincero.

Da bambina preferivo passare le mie giornate chiusa nella mia stanza ad inventare storie, a leggere libri, a scrivere sui miei diari o a fantasticare su quella che sarebbe stata la mia vita di adulta.


Da bambini non ci si faceva troppe domande, se una cosa ci piaceva la facevamo, se non ci piaceva la rifiutavamo. Valeva lo stesso per le amicizie o per le pietanze che non ci piacevano. Tutto era lecito da bambini. Ci si lasciava avvolgere da un flusso creativo e indissolubile e nessuno era in grado di contrastarlo.

Poi però crescendo ci si scontra con la vita e bisogna per forza di cose guardare in faccia la realtà. E chi prima chi dopo abbiamo accettato questa nuova realtà e abbiamo continuato quasi con una sorta di automatismo a seguire il flusso, senza farci troppe domande.


Io di domande però me ne sono sempre fatte tante e di dubbi ne ho sempre avuti un’infinità.

Ma una certezza ho sempre avuto nella vita: volevo fare l’attrice. No, non volevo diventare un’attrice famosa. Non è mai stato il mio sogno. Io volevo fare l’attrice. E basta.


Purtroppo però molto presto addentrandomi in questo mondo mi sono dovuta scontrare con una realtà che non avrei mai immaginato e di cui non mi sento di raccontare in questo momento, ma ho capito ben presto che per fare l’attrice in Italia bisognava essere perfette e non era concessa la minima imperfezione, nemmeno a 16 anni.

Ho sempre saputo di non avere un naso piccolo, ma ispirandomi alle attrici di Hollywood mi illudevo di poterne fare il mio punto di forza. Ma in Italia no. Questo non era permesso.


Ricordo una volta di essere entrata nello studio di una casting director e prima ancora di farmi sedere la signora guardandomi dall’alto in basso mi disse: “hai degli occhi pazzeschi e potremmo lavorare tanto con la pubblicità, ma le tue sopracciglia sono troppo fine, il tuo naso deve essere rifatto, i tuoi capelli sono troppo lunghi e devi perdere 10 chili almeno se non vuoi sembrare una grassona in tv (all’epoca portavo al massimo una 40).


Quando mi sono avvicinata alla figura di Maria Antonietta è stato per me come ritrovare una lontana amica e confidente. Ho scoperto approfondendo le mie ricerche di avere un’infinità di cose in comune con l’arciduchessa austriaca e non solo caratterialmente. Osservando i suoi quadri e le statue realizzate ho scoperto che anche lei non aveva un profilo impeccabile, eppure parlavano di lei come di una dea.


Una delle descrizioni che mi sono rimaste più nel cuore è sempre stata quella di Alexande de Tilly che diceva di lei:


“Possedeva ciò che sul trono vale più della bellezza perfetta, il contegno di una regina di Francia, anche nei momenti in cui più cercava di sembrare soltanto una bella donna. Aveva degli occhi non belli, ma capaci di assumere qualunque espressione, e la benevolenza o l'avversione si dipingevano nel suo sguardo nella maniera più straordinaria; non sono del tutto sicuro che il suo naso fosse quello giusto per il suo viso. La bocca era decisamente sgradevole, il labbro spesso, prominente e talvolta cadente è stato citato come tratto nobile e distintivo della sua fisionomia, ma sarebbe potuto servire solo per rappresentare la collera e l'indignazione, e non era questa l'espressione abituale della sua bellezza; la sua pelle era stupenda, come pure le spalle e il collo; il petto era un po' troppo piatto, e il busto avrebbe potuto essere più elegante; mani e braccia così belle non ne ho più riviste. Aveva due andature, una decisa, un po' frettolosa, l'altra più morbida e più ondeggiante, direi quasi carezzevole, anche se non permetteva di dimenticare il rispetto. Nessuno ha mai fatto la riverenza con tanta grazia, riuscendo a salutare dieci persone con un solo inchino e dando, con la testa e con lo sguardo, a ciascuno ciò che gli era dovuto. In poche parole, se non mi sbaglio, come alle altre donne si offre una sedia, si sarebbe quasi sempre voluto avvicinarle un trono.”


Ho capito negli anni che cosa rappresentasse per me Maria Antonietta. Non era solo una figura storica che ammiravo e alla quale volevo rendere onore. Era per me un simbolo di forza. Come ho detto già in alcune interviste, Maria Antonietta ha guidato la mia vita, mi ha presa per mano e mi ha portata fino a qui.

E adesso ad un mese dalla prima messa in scena guardo indietro a questo lungo percorso, a questo lungo viaggio insieme e non mi sento sola, ma più forte.


Certo, quando dopo tutti questi anni si realizza un progetto così grande ci si può sentire un po’ persi ed è questa la sensazione che ho avuto nei giorni successivi all’ultima replica, ma poi mi sono resa conto che in realtà il viaggio era appena cominciato.

Guardo a questa immagine di me con un sorriso e non mi interrogo più sull’imperfezione, ma mi lascio travolgere dalla bellezza dei colori e da quella somiglianza che vuoi o non vuoi a forza di stare con il cuore rivolto a lei, mi sembra quasi di vedere davvero :)


Grazie a tutti coloro che hanno seguito questo progetto e seguono tutt‘ora con curiosità i nostri social.

Grazie a tutti coloro che sono venuti ad applaudirci e ad emozionarsi insieme a noi. Grazie a tutte le persone che a distanza di settimane continuano a scriverci parole meravigliose sullo spettacolo.


Vi prometto che questo sogno non si ferma qui.


Il viaggio è appena cominciato.

47 visualizzazioni2 commenti

Post recenti

Mostra tutti

“Questo 16 Ottobre alle 4 del mattino è a voi sorella mia che scrivo per l’ultima volta…” Iniziava così l’ultima lettera di Maria Antonietta. Alle 4 del mattino, impossibile dormire…prese carta e cala

6 Ottobre 1789: In questa giornata Maria Antonietta lasciava per sempre la sua amata Versailles per non farvi mai più ritorno. Veniva portata insieme alla famiglia reale al Palazzo delle Tuileries, un